Non paga il canone. Sotto sequestro la nave ristorante fonte gazzettadimantova

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    Chef MaikeChef Maike
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    barcone
    MANTOVA. Sono nove anni che il barcone è attraccato al molo di Porto Catena. Doveva diventare un ristorante galleggiante, in realtà non è mai decollato, frenato da ostacoli burocratici e scelte amministrative. L’ultimo atto della vicenda legata alla nave ormeggiata sulla riva di via Fondamenta è un blitz che la guardia di finanza ha compiuto lunedì. Risultato: il barcone, una superficie galleggiante di quasi 300 metri quadrati, è stato messo sotto sequestro amministrativo. Il proprietario negli ultimi quattro anni non ha pagato i canoni demaniali relativi alla concessione. Non è tutto, i finanzieri hanno verificato che il novembre scorso è scaduta l’autorizzazione che consentiva l’ormeggio della nave a Porto Catena. Di qui le sanzioni amministrative. Il proprietario dovrà pagare 18mila euro di canoni demaniali mai versati e una serie di sanzioni che potrebbero superare i 14mila euro. «Ho smesso di pagare il canone demaniale nel 2013 perché, non essendo riuscito ad aprire il ristorante, non ci stavo più dentro» spiega avvilito Giovanni Bini, 62enne titolare di un’impresa di falegnameria di Casalmaggiore, che in quella nave – valore stimato sui 500mila euro – ha investito tutto quello che aveva.

    Improbabile che prima o poi la grossa imbarcazione attraccata a Porto Catena non finisse nel mirino della guardia di finanza. Prima di tutto per le sue dimensioni, che sforano visibilmente la stazza di quelle ormeggiate nello specchio di lago che spalleggia l’Anconetta. Ma anche perché si trova a non più di cinquanta metri dalla sede della sezione navale delle fiamme gialle. Tutte le volte che l’imbarcazione in dotazione alla guardia di finanza esce dall’area di Porto Catena passa per forza di cose accanto alla nave ristorante. Nave ristorante per modo di dire: «Negli ultimi nove anni avremo aperto sì e no tre volte per feste private, al momento unica forma possibile di utilizzo per la mia imbarcazione» spiega Bini.

    Gli specialisti della guardia di finanza hanno fatto accertamenti sulla struttura galleggiante, prima ancora di intervenire sul posto assieme al proprietario. Alle spalle del blitz c’è stata un’attività di indagine che ha richiesto riscontri incrociati con l’autorità demaniale, l’Aipo (Agenzia interregionale per il fiume Po), che hanno confermato l’assenza di autorizzazioni in corso e la mancata corresponsione dei canoni demaniali dal 2013.

    A seguito di questo l’unità galleggiante, che prima del 2009 era stata utilizzata come ristorante al Lido Po di Casalmaggiore, in provincia di Cremona, è stata messa sotto sequestro per violazione della legge regionale in materia di disciplina del settore trasporti. I militari delle fiamme gialle hanno redatto ben otto verbali di contestazione. E ora stanno compiendo accertamenti per verificare se siano state commesse altre violazioni legate all’edilizia o alle norme paesaggistiche.

    «Pagherò, per forza di cose – tiene a precisare Bini – ma prima di andarmene da lì (cosa che prima o poi dovrà accadere, in zona sorgerà un ponte ciclopedonale, ndr.) darò battaglia per poter finalmente vedere le luci del mio ristorante illuminare le acque del molo di Porto Catena. Spero che il Comune mi ascolti, ma in via Roma non sanno quanti mantovani in questi anni mi hanno chiesto “quando apri?”».

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